#GiornataInternazionaleDellaDonna – La vera origine della ricorrenza. Per ricordare che non ci sono limiti alla realizzazione personale

L’8 marzo si celebra la giornata internazionale della donna, durante la quale si dovrebbero ricordare non solo le conquiste raggiunte dalle donne ma anche le innumerevoli situazioni in cui queste si ritrovano, ancora oggi, a essere discriminate a causa della loro appartenenza di genere.

Questa festa, come detto ha un’origine molto importante: l’8 marzo 1917 in Russia vi fu una manifestazione guidata dalle donne, manifestazione che viene considerata l’inizio della rivoluzione d’ottobre. Tramite questa manifestazione veniva ricordato l’ideale dell’Internazionale, che voleva tutti i proletari e le proletarie del mondo uniti contro i padroni.

Verrebbe da pensare che in effetti ci vorrebbe, un’Internazionale delle donne: se negli anni ’60 e ’70 si è tanto parlato di femminismo – riprendendo temi e figure che possiamo ritrovare andando indietro nel tempo fino all’800 – oggi questa sembra essere diventata una brutta parola.

Il femminismo rivendicava pari diritti per uomini e donne, tuttavia oggi sembra che questo termine, dal quale ci si tiene alla larga arrivando a rivendicare la propria distanza da esso – “Non sono una femminista!” – venga inteso in un altro senso, come un’affermazione di superiorità della donna rispetto all’uomo.
Diventa allora una dichiarazione di una guerra diversa, non più allo status quo che voleva la donna sottomessa ma proprio ai singoli uomini: e chi si prenderebbe la responsabilità di fare una cosa simile, soprattutto considerato che ognuno di noi è circondato di uomini e donne ai quali vuole bene?
D’altro canto, se consideriamo l’originario significato del termine qualcuno potrebbe obiettare che oggi, nel nostro mondo occidentale, le donne abbiano ben poco da rivendicare: in teoria sono ormai aperte alle donne tutte quelle carriere che originariamente erano appannaggio esclusivo degli uomini e non ci si aspetta più che solo le donne allevino i figli, restando magari a casa mentre l’uomo lavora e quando torna dà ordini.

Tuttavia, mentre i ruoli delle donne nella società si sono moltiplicati rimane una domanda: quali sono quelli degli uomini?

La donna di oggi infatti sembra debba avere il dono dell’ubiquità, in tutti i sensi: deve saper essere madre, lavoratrice, compagna, autonoma e contemporaneamente accettare “complimenti” più o meno sessualizzati – per non parlare poi delle molestie o delle violenze familiari – il corpo della donna è ancora alla mercé di chi vuole valutarlo, toccarlo, utilizzarlo per vendere, nonostante il fatto che si parli tanto di parità dei diritti. 

E’ vero che anche il corpo maschile viene utilizzato per vendere, tuttavia sembra che l’ottica con il quale questo viene guardato sia diverso: il modello propone un ideale di uomo sicuro, elegante, potente al volante della sua auto o irresistibile con il suo nuovo profumo mentre spesso (non sempre, ma spesso), la modella ha un mero ruolo di accompagnatrice dell’oggetto da vendere, di specchietto per attirare le allodole, il tempo necessario a farle comprare. 

Movimenti, collettivi e gruppi femministi esistono anche oggi e le battaglie per la parità dei diritti sono ancora portate avanti (un esempio potrebbe essere quello per le “quote rosa”, in politica ma anche nei consigli d’amministrazione), tuttavia nella generale confusione dei ruoli, mentre gli esseri umani occidentali si stanno forse lentamente risvegliando da un sogno in cui ognuno e ognuna basta a se stesso/a sembra quasi che alla donna venga richiesto di coprire uno spettro sempre più ampio di compiti mentre l’uomo, più insicuro che mai perché privato dalla storia del suo antico ruolo, fatica a trovarne uno nuovo producendo reazioni confuse, instabili e in alcuni casi violente proprio nei confronti di questa donna davanti alla quale non si riconosce.

Concludendo, i festeggiamenti per la festa della donna si limitano sempre più spesso a uno sparuto mazzolino di mimose, quando va bene e forse quello che sarebbe opportuno fare a proposito di questa giornata sarebbe aprire momenti di discussione anche nelle scuole che invece di guardare al passato coinvolgano direttamente le giovani generazioni in un ragionamento più ampio sui ruoli di genere nel XXI secolo.


1 comment on “#GiornataInternazionaleDellaDonna – La vera origine della ricorrenza. Per ricordare che non ci sono limiti alla realizzazione personale
  1. Annamaria ha detto:

    Il mio commento è la totale condivisione… sfatiamo le leggende metropolitane che hanno contraddistinto questa data e diamoci da fare col confronto 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.