Ambiente

Il cestino mangia rifiuti sbarca a Ostia: così pulirà le acque del porto

Seabin, il cestino che rimuove i rifiuti galleggianti dall’acqua, sbarca anche a Ostia.

Questo cestino, sviluppato dagli australiani Pete Ceglinski e Andrew Turton, è arrivato nel nostro Paese grazie al progetto LifeGate PlasticLess di LifeGate, sponsorizzato da doValue.

L’obiettivo di Seabin è di raccogliere un chilo e mezzo di rifiuti al giorno, ovvero circa 500 chili all’anno.

Enea Roveda, Ceo di LifeGate, ha spiegato: «Siamo felici di iniziare questa collaborazione con doValu, già nostro partner da anni, valido alleato alla prima sfida italiana rivolta alla pulizia dei mari dai rifiuti plastici. Dopo il successo del primo anno di attività, l’obiettivo è quello di continuare questo percorso per diffondere la presenza di Seabin di LifeGate PlasticLess in tutto il territorio nazionale e nel resto d’Europa, ridurre i rifiuti plastici presenti nelle acque dei mari, laghi e fiumi e creare maggiore consapevolezza su questa problematica ambientale oggi così importante.»

Allarme in Groenlandia: in un giorno si sono sciolte 2 miliardi di tonnellate di ghiaccio

Nella sola giornata si sono sciolte circa 2 miliardi di tonnellate di ghiaccio, sul 40% del territorio dell’isola. Lo hanno riportato i siti di Washington Post e Cnn, citando i dati del National Snow and Ice Data Center.

Questo scioglimento record è stato causato da temperature al di sopra della media della tarda primavera.

«Lo scioglimento dei ghiacci» come spiega l’ANSA «è un fenomeno naturale in Groenlandia nella bella stagione. Di norma però il picco si ha fra giugno e agosto, mentre quest’anno lo scioglimento è cominciato già ad aprile».

Una nuova tecnologia di cattura del metano potrebbe ridurre di un sesto il riscaldamento globale

Uno studio pubblicato su Nature Sustainability propone un metodo innovativo per catturare il metano dall’atmosfera e potrebbe ridurre di un sesto il riscaldamento globale, tornando ai livelli riscontrati prima della Rivoluzione Industriale.

Il metano è un gas prodotto da molti processi naturali ma, pur essendo prodotto in minori quantità rispetto alla CO2, riesce a intrappolare più calore.

L’idea è quella di utilizzare gli zeoliti, delle strutture cristalline porose fatte di alluminio, silicio e ossigeno, che riescono a intrappolare il metano. L’aria verrebbe ripulita mediante delle camere, contenenti zeoliti, in cui viene convogliata attraverso array di ventilatori elettrici alimentati da fonti rinnovabili.

Il sistema trasformerebbe il metano in CO2 meno potente, grazie al potente effetto del riscaldamento del metano a breve termine.

La rimozione del metano potrebbe darci del tempo per risolvere il problema più critico delle emissioni di CO2.

Per via dei cambiamenti climatici gli alberi crescono più in fretta e muoiono prima

Un team di ricercatori dell’Università di Cambridge ha ipotizzato che per via del riscaldamento globale e degli alti livelli di anidride carbonica nell’atmosfera gli alberi crescono più velocemente. Allo stesso tempo vivono una vita più breve, riducendo il tempo in cui trattengono il carbonio.

Lo studio ha rivelato che gli alberi che vivono più a lungo sono quelli che crescono più lentamente nella fase di crescita iniziale. In particolare, sono stati analizzati i pini di montagna dei Pirenei e i larici siberiani della regione di Altai in Russia. Questi alberi possono vivere fino ad 800 anni, ma con l’aumento delle temperature e dell’anidride carbonica potrebbero vivere solo 150 anni dopo essere cresciuti rapidamente.

Per contrastare questo effetto si dovrebbe continuare a piantare alberi, ma non si sa quanto tempo possano trattenere il carbonio: lo studio di sole due specie di alberi non dà informazioni a sufficienza per poter fare predizioni sul ciclo del carbonio.

L’allarme dell’ONU: ‘1 milione di specie a rischio di estinzione’

Uno studio dell’ONU ha rivelato che un milione di specie sono a rischio di estinzione.

La ricerca è stata realizzata da un team di esperti internazionali, che si sono attenuti a migliaia di studi scientifici.

Nei maggiori habitat terrestri come la Savana e la Foresta Amazzonica, – ha rilevato lo studio – la vita vegetale e animale è drasticamente diminuita del 20% durante l’ultimo secolo. Questo è principalmente dovuto al fatto che la popolazione umana sta crescendo a dismisura e la frequenza con cui consumiamo le risorse naturali costituisce preoccupanti ripercussioni sull’ecosistema. Inoltre, si aggiunge il riscaldamento globale a rendere lo scenario ancora più drammatico. L’aumento delle temperature sta causando l’estinzione di varie specie, dai mammiferi a insetti e piante.

Secondo gli scienziati ormai non basta più promuovere politiche ambientali per prevenire la distruzione del mondo naturale. Sandra Dìaz, uno degli autori principali dello studio, afferma che è anche necessario “effettuare delle considerazioni sulla biodiversità nelle decisioni commerciali e infrastrutturali, nel modo in cui la salute e i diritti umani sono incorporati in ogni aspetto del processo decisionale sociale ed economico”.

Gli scarti dell’olio di oliva soluzione naturale per farmaci e alimenti

Gli scarti dell’olio di oliva potrebbero rappresentare una soluzione naturale per farmaci e alimenti.

È quanto emerge dai risultati intermedi del progetto “Sos” (Sustainability of the Olive-oil System), sviluppato da sei Università italiane, guidate dall’Ateneo di Bari, e finanziato da dieci fondazioni bancarie (Ager) con 7 milioni nel triennio 2018-2021.

In una nota diffusa dal progetto si legge che l’uso degli estratti di foglie di olivo potrebbe essere utile “per bloccare l’azione genotossica del cadmio” e “sono stati ottenuti estratti utili per combattere patologie associate a infiammazioni e stress ossidativo”.

Per quanto riguarda l’industria alimentare, questi stessi estratti sono “ottimi per aumentare la conservabilità (la shelf-life) di taralli” e altri prodotti come “il paté di olive o le olive da tavola fermentate in salamoia”.

Eni, è la volta della bioraffinazione del gas

“I biogas, come del resto tutti i biocarburanti, rappresentano per Eni uno dei pilastri fondamentali del processo di decarbonizzazione del nostro pianeta. Abbiamo iniziato già da alcuni anni il nostro importante percorso trasformando la raffineria di Venezia (primo esempio al mondo) da oil refinery in bio refinery di oli vegetali per la produzione di green diesel”. Lo ha detto Giacomo Rispoli, executive vice president e direttore Portfolio Management& Supply and Licensing di Eni, alla firma dell’accordo di cooperazione per sostenere l’attuazione degli obiettivi del decreto sul biometano, tra Cib, Confagricoltura, Eni, Fpt Industrial, Iveco, New Holland Agriculture e Snam.

Rispoli ha anche fatto sapere che “una seconda (bioraffineria di Gela) si aggiungerà alla fine del prossimo mese”. 

“Ora dopo la bioraffinazione degli oli vegetali degli oli fritti e dei grassi animali è la volta della bioraffinazione del gas, che trasformeremo in biometano e lo andremo a distribuire in forma compressa o liquefatta attraverso l’attuale rete di vendita Eni ed in quei nuovi distributori che andremo a costruire,” ha affermato.

WWF: ‘Più plastica che pesci nell’oceano in 30 anni’

Carte d’Or ha annunciato la partnership biennale con WWF Italia, diventando lo sponsor principale del Tour “Spiagge Plastic Free”, della Campagna Generazione Mare. L’obiettivo è quello di sensibilizzare ed educare la popolazione sull’impatto ambientale della plastica nell’ecosistema. In particolare, si mira a salvaguardare il Mar Mediterraneo con le sue specie grazie ad una maratona estiva nei litorali per liberarli dalla plastica, il rifiuto più presente nelle spiagge.

La Responsabile Risorse Naturali e Consumi Sostenibili Wwf Italia, Eva Alessi, ha dichiarato durante la presentazione della partnership con Carte d’Or, che “la collaborazione con le aziende è fondamentale per quanto riguarda la lotta alla plastica”, in quanto “hanno sicuramente un ruolo prioritario per quanto riguarda l’innovazione e la possibilità di trovare soluzioni a minor impatto ambientale”. Eva Alessi continua promuovendo la Giornata mondiale degli Oceani, prevista per l’8 giugno, che quest’anno il WWF dedica alla lotta alla plastica. Infine, conclude riportando un dato preoccupante: “I numeri dicono che, in uno scenario immutato, tra trent’anni ci sarà più plastiche che pesci negli oceano, questo è il dato che più di tutti deve farci riflettere”.

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa: «La guerra alla plastica è appena cominciata»

“Il modo più sciocco di usare la plastica è quello di usarla una volta sola. La plastica è stata una invenzione a suo tempo rivoluzionaria. Perchè? Perchè la plastica è un materiale indistruttibile”.
Così il ministro dell’Ambiente Sergio Costa in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook.

“Pensateci: inventare qualcosa per far si che generazioni e generazioni potessero usare lo stesso oggetto 20 anni, 50 anni, 100 anni… ma ahimè abbiamo inventato l’usa-e-getta: una cannuccia la utilizziamo in media 15 minuti e poi per il resto degli anni rimane dispersa nell’ambiente e nei mari,” ha spiegato il ministro.

“Possiamo ancora tornare indietro e insieme ce ne dobbiamo fare carico. Io ce la sto mettendo tutta. La guerra alla plastica è appena cominciata,” ha concluso.

Acqua dalla nebbia: ecco l’idea rivoluzionaria per irrigare il deserto

“Nelle zone aride e desertiche è sempre stato un problema reperire l’acqua. Nella regione che comprende le coste di Cile e Perù, tra le aree al mondo con maggiore siccità, dei ricercatori dell’Università di Firenze hanno messo a punto un sistema per catturare l’acqua dalla nebbia.

In questa zona si genera una grande nube di condensa, che gli abitanti chiamano ‘mare di nuvole’, per via dello scontro tra una corrente di acqua fredda proveniente dall’Oceano Pacifico con l’aria calda della terra. Nonostante la grande umidità che si crea, la zona rimane arida perché la foschia evapora.

Studiando delle piante che sopravvivono in questi ambienti utilizzando come fonte d’acqua la nebbia, si è ideato un sistema che emula il funzionamento di queste piante, chiamato Water Harvesting. L’acqua viene catturata grazie a delle maglie di plastica e poi viene incanalata per essere conservata. Con una rete di 960 metri quadrati si è riuscito ad ottenere mediamente 12 litri di acqua al giorno. L’acqua ricavata, informano i ricercatori, è stata devolta prima alla riforestazione della zona, e in seguito a ‘progetti di sostegno alla popolazione per lo sviluppo dell’agricoltura di villaggio e la rinaturalizzazione dei corsi d’acqua’.”