Salute

Covid, Pregliasco: «Ci vorranno ancora una o due settimane per poter vedere se c’è un disastro nelle scuole»

È ancora troppo presto per parlare di “effetto scuola”?

A questa domanda ha risposto in un’intervista a “Open” il virologo Fabrizio Pregliasco: «Si è ancora presto, ci vorranno ancora una o due settimane per poter vedere se c’è un disastro nelle scuole, poi molte regioni non sono neppure partite, aspettano martedì 24. Stiamo ancora vivendo l’effetto delle vacanze», ha detto l’esperto.

La prima settimana di “riapertura” è stata gestita bene? «Si, sicuramente ci sono stati dei problemi enormi e attesi rispetto all’organizzazione, perché le scuole hanno dovuto adattarsi alle circostanze, quindi sicuramente siamo ancora in fase di attuazione delle esposizioni, con i limiti di una situazione in crescita», ha aggiunto Pregliasco.

Covid, Bassetti: «In sei mesi avremo il vaccino, ma credo che con questo virus conviveremo per i prossimi anni»

«Io non sono d’accordo con il Ministro della Salute Speranza quando dice che tra sei mesi saremo fuori dal problema Covid».

Lo ha scritto in un post su Facebook Matteo Bassetti, direttore della Clinica malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova.

«In sei mesi avremo il vaccino ma non ne saremo fuori. Credo che con questo virus conviveremo per i prossimi anni. Quello che cambierà sarà la modalità di convivenza, non più da stato di guerra perenne e di emergenza sanitaria, ma come abbiamo sempre convissuto con tutti gli agenti infettivi fino ad oggi», ha spiegato l’infettivologo.

«Il Comitato ha detto no alla riduzione del periodo di quarantena a 10 giorni o a 7 con tampone. Rispetto la decisione, ma mi spiace rilevare una certa lontananza tra la quotidianità, la vita reale e la pratica clinica e la teoria e la burocrazia italiana dall’altra», ha concluso Bassetti.

Covid, Speranza: «Il Cts ha iniziato la valutazione del numero dei giorni di quarantena»

«Il Comitato tecnico scientifico ha iniziato ieri (martedì, ndr) la valutazione del numero di giorni di quarantena. Si consulterà con gli organismi internazionali e ci confronteremo anche con altri Paesi». 

Lo ha detto a ‘Porta a Porta’ il ministro della Salute Roberto Speranza a proposito dell’ipotesi di ridurre anche in Italia la durata della quarantena (da 14 a 10 o 7 giorni).

«Vedremo cosa succede in Francia e valuteremo. Ma c’è un dato di fatto: se riduci la quarantena aumenti un po’ il rischio e io credo che in questo momento sia fondamentale per l’Italia vedere la reazione alla riapertura delle scuole. Si sono rimesse in moto dieci milioni di persone allora, io dico, facciamo passo per passo una valutazione», ha spiegato il ministro.

«L’Italia è stata sempre un po’ più prudente degli altri e questo ci ha portato a stare un po’ meglio degli altri. Si può valutare di ridurre la quarantena, ma si deve decidere con tutti gli elementi sul tavolo e tutte le evidenze scientifiche», ha aggiunto.

Gismondo: «Dire che Sars CoV-2 sia un virus che ci sgomenta poiché attacca più organi fa sgomento»

«Dire che Sars CoV-2 sia un virus che ci sgomenta poiché attacca più organi fa sgomento».

Lo ha affermato la microbiologa Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di Microbiologia clinica, Virologia e Diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano.

«Gli agenti infettivi più spesso responsabili della miocardite, ad esempio, sono i citomegalovirus, i parvovirus, alcuni batteri quali clamidia, micoplasma, streptococco e alcuni funghi come aspergillus, tutti trasmissibili per via orofaringea. Gli altri coronavirus umani, oltre a malattia respiratoria, possono colpire l’intestino. L’elenco potrebbe continuare per pagine. Prima di fare dichiarazioni è bene informarsi», ha spiegato la virologa all’Adnkronos Salute.

Coronavirus, prof Galli: «Non sono affatto convinto che ci libererà entro 6 mesi»

«Non sono affatto convinto che» il coronavirus «ci libererà entro 6 mesi. L’ottimismo deve essere accompagnato da interventi giusti».

Così il professor Massimo Galli, responsabile del reparto Malattie infettive dell’ospedale Sacco, intervenendo a Cartabianca, sulla Rai. 

«È un virus nuovo, una realtà nuova. E’ difficile trovarsi di fronte ad una seconda ondata della stessa portata della prima, però abbiamo evidenti problemi: basta guardare i numeri e basta guardare cosa sta succedendo nei nostri ospedali, anche se non in modo paragonabile a quello che succedeva a marzo. Prima di chiamarci fuori, dobbiamo usare tutte le cautele», ha spiegato.

Quanto alla riapertura delle scuole, Galli ha detto: «Mi auguro che tutto finisca per essere controllato e gestito in maniera da non avere un vero aumento di focolai che poi possono diventare incontrollabili. Il momento critico è rappresentato da tempistica e tempestività dei test».

Oms: «Se non teniamo sotto controllo la trasmissione, c’è il rischio reale di reintrodurre le misure di lockdown»

L’Europa «non è affatto fuori dai guai. Molti dei vostri Paesi sono stati tra i più colpiti. Il numero medio giornaliero di casi nella regione è ora superiore a quello del primo picco di marzo. Fortunatamente, il numero di morti sembra rimanere a un livello relativamente basso, per ora. Ma ogni morte è una tragedia e non può esserci spazio per l’autocompiacimento».

Lo ha detto il direttore dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel suo intervento alla 70esima sessione del Comitato europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità.

«Se non teniamo sotto controllo la trasmissione più persone perderanno la vita e c’è il rischio reale di reintrodurre le cosiddette misure di lockdown, che sono state così costose», ha avvertito il dottor Tedros.

«Questa pandemia finirà. Ma non sarà l’ultima», ha concluso.

Coronavirus, Ricciardi: «Se non si scarica l’app Immuni, si corre il rischio di perdere il controllo»

È «importantissimo ora scaricare l’app Immuni per facilitare il contact tracing e limitare immediatamente i focolai epidemici, altrimenti dovrà essere fatto manualmente e si corre il rischio di perdere il controllo».

Lo ha scritto su twitter Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene generale e applicata all’Università Cattolica e del ministro della Salute Roberto Speranza, dopo la diffusione del monitoraggio Iss-ministero della Salute sul coronavirus in Italia di venerdì scorso.

Ricciardi ha ricordato che «ad agosto il 13,1% dei casi di coronavirus è stato trovato in cittadini italiani di ritorno dall’estero. La maggior parte delle infezioni continua ad essere contratta localmente (77,8%)».

Covid, infettivologo Galli: «Sono incredulo davanti a tanto: si mantengono le elezioni come se niente fosse»

«Ci troviamo in una situazione in cui le problematiche di emergenza sanitaria rimangono ma si mantengono le elezioni come se niente fosse. Come se muovere l’intera popolazione italiana per farla andare in luoghi fisici magari dovendo attendere e certamente non per appuntamento, quindi ci possono essere addensamenti, ammassamenti e code, sia totalmente indifferente in una situazione come questa».

Così ieri sera a Tribù, su Sky TG24, Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano.

«Andrò a votare comunque, ma il mondo riderà di fronte al fatto che abbiamo un’emergenza sanitaria in atto e sancita e abbiamo un incremento dei casi ma si fanno le elezioni comunque come se nulla fosse. Per principio non intendo mancare al voto, però sono incredulo davanti a tanto», ha aggiunto Galli.

Oms: «Il mondo dovrà essere pronto. Questa non sarà l’ultima pandemia»

«Questa non sarà l’ultima pandemia. La storia ci insegna che le epidemie e le pandemie fanno parte della vita. Ma quando arriverà la prossima, il mondo dovrà essere pronto, più pronto di quanto sia stato in questa occasione».

Lo ha dichiarato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus.

«Negli ultimi anni, molti paesi hanno fatto enormi progressi nel settore della medicina, ma troppi hanno trascurato i propri sistemi sanitari di base, che sono fondamentali per contrastare le epidemie», ha aggiunto Ghebreyesus sottolineando che ogni paese «dovrebbe investire nella sanità pubblica per investire su un futuro più sano e sicuro».

Studio ‘segreto’ Cts, Speranza: «Mi fu presentato a febbraio da un esponente della Regione Lombardia»

«Lo studio del Cts, a me, alla metà di febbraio, è stato presentato dal delegato delle Regioni. Questo studio è stato fatto dal Cts e dentro il Cts c’è una rappresentanza delle Regioni e la persona che me lo ha presentato è un esponente della principale Regione del nostro paese in termini di abitanti che, come è noto, non appartiene alle forze che sostengono il nostro governo».

Lo ha dichiarato il ministro della Salute Roberto Speranza alla Festa del “Fatto Quotidiano”.

In un’intervista al “Corriere della Sera”, Speranza ha anche affrontato la questione vaccino anti covid: «Quando il vaccino arriverà il problema sarà un altro, decidere a chi darlo. All’inizio ne avremo poche dosi, due o tre milioni. La mia proposta è che sia gratuito e che arrivi prima agli operatori sanitari e agli anziani con patologie, in particolare nelle Rsa», ha detto.