Dott. Franco Berrino: «Nel digiuno le cellule rallentano la proliferazione cellulare, ostacolando la crescita di eventuali cellule tumorali»

«Praticando il digiuno si attiva un programma di sopravvivenza delle cellule, detto autofagia, letteralmente ‘mangiare se stessi’, per cui le cellule sopravvivono consumando tutto quello che al loro interno non è indispensabile per la sopravvivenza: organelli intracellulari mal funzionanti o non essenziali e depositi di proteine mutate e altro materiale di scarto che ostacola il buon funzionamento delle cellule. Si ipotizza che l’autofagia protegga dalle malattie neurodegenerative, come la demenza di Alzheimer o il morbo di Parkinson, caratterizzate da depositi di proteine anomale nel sistema nervoso».

Lo ha spiegato il dottor Franco Berrino sul sito de La Grande Via, associazione da lui fondata, che ha organizzato dall’8 al 4 giugno un seminario interamente dedicato proprio alla pratica del digiuno presso la Villa La Mausolea.

«Nel digiuno, inoltre, le cellule, per risparmiare energia, rallentano la proliferazione cellulare, ostacolando la crescita di eventuali cellule tumorali. Studi clinici hanno dimostrato che è utile praticare brevi digiuni, come saltare la cena o trascorrere un intero giorno senza mangiare, e saltuariamente si possono fare digiuni più prolungati, di una settimana o due, astenendosi da tutti i cibi calorici, ma bevendo abbondantemente acqua, tè, tisane. Dopo i primi giorni, che possono essere difficili, si sperimenterà un gradevole senso di leggerezza», ha spiegato il dottor Berrino.

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